| Expresso vulcanico | |
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| En castellano mas abajo/In english at the bottom A Coban riceviamo una soffiata che in questo momento si rivela essere l'unica referenzia che possiamo considerare. Ce la manda un nostro agente da Antigua e mostra la cafetera sorridente con un vulcano alle spalle. QUesto, nella nostra indagine vuol dire molto. Innanzitutto, se la cafetera si e' cercata una citta' con un vulcano attivo e' perche' sente la nostalgia di casa (trattandosi di una cafetera di napoli...) quindi il suo stato psicologico e' abbastanza tendente alla malinconia, quindi potrebbe presto sentire il richiamo di casa... l'altro fattore evidente della foto e' che la cafetera e' ad antigua, quindi se ci muoviamo possiamo arrivare a prenderla. Il problema del Guatemala, che spesso e' lo stesso di napoli, messico etc... e' che se hai fretta, soprattutto quando hai fretta, non trovi i mezzi che ti possono supportare e quindi sei costretto a delle lunghe fermate perche' magari il bus per questo o quel posto se ne va solo 2 volte a settimana. Questo, visto in senso positivo si traduce nel fatto che la nostra corsa puo'ogni tanto fermarsi e ci permette di godere delle bellezze del luogo. |
Arriviamo a Chichicastenango di mercoledi', il giorno prima del famoso mercato. In realta' il giorno e' perfetto perche' il mercato c'e' tutta la settimana, solo ci sono meno "bancarelle" e molte meno persone, si puo' contrattare il prezzo di qualsiasi cosa pure per ore senza disturbo. Prendiamo una stanza che l'hotel esibisce con orgoglio come con "vista" al cimitero, che infatti e' tutto colorato. Facciamo qualche acquisto e visitiamo la chiesa "cristiana" davanti alla quale si effettuano fumosi sacrifici Maya. Viviamo mezza giornata di mercato il giovedi' ma poi la folla ci soffoca e ci muoviamo verso il lago Atitlan. Pensiamo a 4 immensi crateri di vulcano (chiamati Caldere) piu' o meno al livello della terra, pensiamo poi alla lava che fuoriesce da tre di questi crateri e li riempie fino a creare una massa che diventa un cono mentre l'altro cratere rimane vuoto e si riempie dell'acqua dei fiumi intorno e della pioggia. Questo e' quello che e' successo nei secoli ad Atitlan. La citta' dove arriviamo si chiama Panajachel. Non c'e' molto da dire su questo posto tranne il fatto che e' piena di stranieri, dico non turisti ma residenti. A bordo di una velocissima Lancha attraversiamo il lago per arrivare alla citta' di Santiago Atitlan dove visitiamo un'altra chiesa cristiano-Maya con la statua del Dio Mais a lato di Cristo, torniamo a Panajachel e prendiamo uno dei 3 bus che finalmente ci portera' ad Antigua. Antigua e' una citta' piena di studenti, soprattutto americani che attraversano tutta l'america per venire qua, incontrare altra gente che ha attraversato il nord america, parlare inglese e fare feste come negli stati uniti, il tutto mentre papa' paga una montagna di soldi perche' i loro figlio possano parlare qualcosa di differente dall'inglese slangato statunitense. Da questa citta' si governava un tempo tutto il territorio che va dal chiapas fino al costa rica, poi divenne capitale "solo" del guatemala. Il problema di questa citta' e' che oltre a trovarsi in un territorio soggetto a frequenti terremoti si trova pure circondata da 3 vulcani che ogni tanto fanno quello che possono per non farsi dimenticare, quindi, terremoti ed eruzioni hanno fatto si che la citta' si dovesse ricostruire troppo spesso, cosa che una capitale non si puo' permettere e per questo che la capitale fu spostata a guatemala city. Ad antigua incontriamo l'agente che ci aveva fatto avere la foto della cafetera e ci fa avere un ulteriore soffiata: ha sentito dire che la cafetera, gelosa del fatto che noi avevamo in precedenza fatto un corso di sub (diving) voleva seguire le nostre orme ed il posto migliore per raggiungere questo scopo si chiama Utila, un'isola dell'HOnduras. Per arrivare a quest'isola dobbiamo risalire il guatemala passando per la capitale e arriviamo a Rio Dulce. Siamo nel caribe e il clima che si respira e' molto differente da quello incontrato fino adesso. C'e' molta gente di colore, ci sono molti suoni per la strada e la gente grida da un lato all'altro della strada per chiamarsi, mi sembra di stare un po' nella mia meravigliosa Napoli :) Fa caldo e ci sono le zanzare, penso che passeranno molti kilometri prima di farci un'altra doccia calda, ma va bene cosi'. Da Rio Dulce percorriamo in barca un fiume e in questa traversata attraversiamo villaggi dove la gente vive di pesca e non possiede elettricita' o acqua corrente ma dove la gente appare tranquilla, nel senso che manifesta un'immensa serenita' interiore o forse si tratta di rassegnazione... Arriviamo a Livingstone e da li prendiamo una lancha velocissima che ci fa bagnare come se fosse l'attrazione di un parco di divertimento estivo. Non importa, se e' parte del pacchetto "prendi la cafetera" ci piace cosi'. Da puerto Barrios prendiamo un camioncino che ci porta alla frontiera con Honduras. Dove appare il cartello Honduras finisce la strada asfaltata. Facciamo tappa per una notte ad Omoa ed il giorno dopo ci avviamo alla volta de La ceiba. Mentre siamo nel bus notiamo un movimento di polizia che ferma il mezzo, pensiamo si tratti di un controllo antidroga ma quando l'autista viene fatto scendere ci accorgiamo che si tratta di qualcosa di piu'. L'autista e' accusato di aver investito un passante. Vengono presi i nomi di 10 passeggeri/testimoni, la polizia detiene l'autista e noi siamo a piedi in mezzo all'honduras. Arriva un pulman gia' pieno che ci carica e ci permette di arrivare a La ceiba quando la barca di oggi e' gia' partita. Domani si salpa per Utila, se la cafetera e' li' la prenderemo.
Castellano Cuando más desorientados estábamos, sin saber dónde dirigirnos, recibimos un mail de una turista alemana que habáamos conocido hacáa unos dáas y a la que habáamos contado la historia de la cafetera. Nos mandaba la foto de arriba, que habáa tomado en Antigua. Allá nos dirigimos... Llegamos a Chichicastenango un mièrcoles. El centro de la plaza está ocupado por el mercado, aunque nos han dicho que los dáas fuertes son el jueves y el domingo. Además de cosas para los locales hay bastantes sitios donde venden artesanáa, o sea que paseamos por la plaza, mirando souvenirs, regateando un poco, comprando alguna cosilla... A ambos lados de la plaza están las iglesias que, como ya empieza a ser costumbre, acogen una mezcla de ritos católicos y mayas. Delante de la principal hay una especie de altar donde constantemente hay alguien rezando y quemando hierbas aromáticas. Nos habáan dicho que el dáa de mercado no difiere mucho de los otros, a parte que es un poquito más grande. Pensamos ir a dar una vueltecita rápida antes de coger el bus, pero cuando salimos del hostal (una casa de huèspedes familiar que entre sus encantos ofrece unas únicas "vistas al colorido cementerio") no reconocemos el pueblo. El mercado se ha extendido más allá de los lámites de la plaza, y las calles que nos habáamos aprendido el dáa antes han desaparecido detrás de trapos multicolores. Nos hemos levantado temprano y aún no han llegado muchos turistas, o sea que tenemos oportunidad de disfrutar del ambiente del mercado. Desde Chichi nos dirigimos al lago de Atitlán, una antigua caldera volcánica ahora inundada de agua. Pero aunque ya no se vea mucho de este cráter en particular quedan aún testigos de la actividad volcánica de la zona: a orillas del lago se alzan tres volcanes que no tienen nada de dormidos. Llegamos a Panajachel, el pueblo más grande de la zona, en un rincón del lago lleno de turistas. Desde allá cogemos un bote para ir a Santiago de Atitlán, un pueblecito situado a la sombra de los tres volcanes. Una vez más la iglesia nos sorprende, èsta vez con una figura del dios maya del maáz aguantando entre sus manos un gran crucifijo. Pero el habitante más famoso de Santiago es Maximón, una especie de santo muy venerado aquá que se ve que es una mezcla entre el dios del maáz, Judas Iscariot y algún otro personaje de la tradición católica. No lo llegamos a ver porque quedaba muy lejos y no queráamos quedarnos sin barca para volver, pero nos lo han descrito como un maniquá un poco grotesco rodeado de ofrendas, sobretodo cervezas, y siempre con un cigarro encendido en la boca. Finalmente llegamos a Antigua, nuestro objetivo. Es una de las ciudades más bonitas que hemos visto en mucho tiempo. En tiempos coloniales era la capital de todo Centroamèrica, desde Chiapas a Costa Rica, y la verdad es que se respira un ambiente de distinción muy especial. Tambièn está rodeada de tres volcanes, que además de ser un marco incomparable para tan gran ciudad, han sido su destrucción. Erupciones y terremotos han reducido a escombros una y otra vez los elegantes edificios de la ciudad, que una y otra vez han vuelto a ser construádos, sólo para volver a caerse años más tarde. Cuando finalmente los antigá¼eños se dieron por vencidos la ciudad quedó llena de las ruinas de los edificios que antes habáan sido su orgullo, incluádas las de la que habáa sido la catedral más grande de Centroamèrica. La plaza es, por supuesto, el centro absoluto de la ciudad, y un sitio inmejorable para dar un paseo por la noche, o sentarse y simplemente mirar la gente pasar. Las calles están llenas de extrangeros, muchos de ellos estudiantes de castellano que, dado el ándice de guiris en la ciudad, ya os podèis imaginar todo el castellano que aprenden. Nos encontramos con nuestra "espáa", que nos dice que ha estado siguiendo a la Cafetera, pero que èsta ya se ha ido de la ciudad. De todos modos, consiguió oir una conversación en la que decáa que queráa aprender a bucear, aunque tenáa muy poco dinero. Parece poco, pero no nos hace falta más, ya que no estamos muy lejos de Utila, en Honduras, el sitio más barato del mundo para hacer un curso de buceo. Para llegar ahá nos dirigimos a Ráo Dulce, cerca de la costa atlántica de Guatemala. En unas horas de bus pasamos del ambiente ligeramente cosmopolita de Antigua a la calma y el relax del Caribe. Tambièn reaparecen el calor y, con èl, los mosquitos... y los baños con sólo agua fráa! El dáa siguiente bajamos el ráo en un bonito catamarán, y nos relajamos viendo pasar la selva a ambos lados, observando los pájaros y saludando a los pescadores. Un viaje inolvidable. Llegamos a Lávingston, un pueblo en la costa donde sólo se puede acceder en barca. La mayoráa de la población es de raza negra, garáfunas descendientes de los que los ingleses abandonaron en las Bay Islands despuès que protagonizaran una revolución en sus colonias del norte. Allá esperamos durante horas para coger la lancha que nos va a llevar a Puerto Cortès, cerca de la frontera con Honduras. Finalmente nos vamos cuando llega suficiente gente para llenar la barca y aprovechar el viaje. El viaje a la frontera es una odisea de buses, microbuses y furgonetas que tampoco se van hasta que se llenan, de modo que llegamos a la frontera de Honduras cinco minutos antes de que se vaya el último bus del dáa. Vista la calma del funcionario de inmigración tenemos que rogar al conductor que nos espere casi quince minutos hasta que conseguimos el sello en el pasaporte. Nuestro viaje a Utila, la más pequeña de las Bay Islands o Islas de la Baháa, tambièn es un poco accidentado. Buses y más microbuses por caminos de tierra hasta llegar a Omoa, un relajado pueblo de playa. El dáa siguiente más buses y microbuses hasta conseguir coger un directo a La Ceiba, desde donde nos tenemos que embarcar para la isla. Pero no bastaba todo esto: cuando ya falta solo una horita para llegar la policáa para nuestro bus, y dice que les han informado que hemos atropellado a alguien. Por lo que nosotros sabemos es mentira, pero de todas formas el autobús queda secuestrado hasta que se aclare todo, y nos meten a todos en otro transporte que ya iba repleto hasta arriba. Pero todo está bien si acaba bien, y despuès de uno de los viajes marátimos más mareantes de mi existencia (de tan solo una hora!) llegamos a Utila.
In english En Coban we'got a news from our agent that was the picture you see at the beginning of the article where we see the cafetera. This picture says 2 things: the cafetera is in antigua, the cafetera is looking for a city with a vulcano; this means that she's getting napoli-sick. The problem here in guatemala is that the transportation system can mean 3 or 4 bus to cover 300km and, all these buses are never syncronized amongts them. This also means that our race is often stopped in places we were not expecting to visit. We arrive in Chichicastenango on a wednesday, the day before the market, this means that there aren't as many things to buy as on a day market but on the other hand as there aren't many tourists one can negoziate the price one wants for each item. It's a place full of colors and differents flavours from the mayan tradition to the sound of an opening Pepsi Cola. We do not spend more then a few hours here on the busy market day, it's just too much mess for us that's why we move to Panajachel, on Atitlan Lake. It's a huge vulcanic crater that's now filled with water and it's covered by the shadow of three other active volcanos. There's no much to do here, I mean besides that spend some day on the lake coast and visit some small villages around and we move to Antigua. From here people use to administer a land whose lenght was from Yucatan to Costa Rica, the problem of this city was that it was destroyed too many times by quakes and eruptions that why, after on more quake it was said that it was better to move the capital somewhere else. The actual city is full of foreing students who come here to learn spanish but that at the end of the day always get together and speak english. Antigua is also the city from where our agent sent us the photo of the cafetera, and he also told us that heard the cafetera talking about diving, as she was jealous that we took a diving course and she didn't. There's one place around here where she could head now, it called Utila, in Honduras: our next destination. From where we are it's a long ride that passes trough the capital (Guatemala City) and keeps the direction to the north going to Rio Dulce. Rio Dulce is the first Caribeean city we find in our trip. It's a nice place, there's plenty of black people who speack their own language. It's very hot, full of mosquitos, there's not hot shower but we are still happy. To move from Rio Dulce to Livingstone we take a yacht and we cross a river, passing trough villages where people ofter live of fishing and where the power supply simply cannot arrive for there's a deep jungle to cross and it's not easy. From Livingstone we take another boat to reach Puerto Barrios, but this time we're in open sea. Puerto barrios is a city built by the Chiquita Consortium that here is the big mafia protected by Us government (the world mafia). We spend here the lesser time we can and we take a mini bus for the Honduras border. Where the road start to be unseald that means we've reached Honduras. From where we are take a couple of buses more and we reach La ceiba, from here, tomorrow we will move to Utila.If cafetera is there, we will catch her ! |
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