Ancora assieme/Otra vez juntos/Together again

En castellano mas abajo/In english at the bottom

Quando arriviamo ad Heredia ci rendiamo conto che non siamo mai stati tanto vicini come lo siamo adesso, praticamente l'odore forte del cafe' aleggia ancora nell'aria, tuttavia il fatto che lei sia riuscita a salire sull'ultimo bus del giorno mentre noi dobbiamo per lo meno aspettare fino domattina fa si che riguadagni un vantaggio su di noi. Sfruttiamo Heredia come campo base da cui decidiamo di effettuiamo brevi esplorazione nei vari posti interessanti della regione. La prima escursione l'ha effettuiamo a Grecia, dove ci bagniamo sotto due cascate gelate la cui forza rende necessario l'attraversamento della massa d'acqua passando immersi per poi sbucare vicino la parete di roccia.

E' un posto molto bello, immerso nella natura e frequentato soprattutto dai locali. Da dove siamo si intuisce la presenza del vulcano Poas, dico intuisce perche' le tante nuvole non lo rendono visibile. La storia geologica del costa rica (e in parte dell'america centrale) la vede inizialmente come il punto in cui i due oceani si incontrano ed in corrispondenza di 3/4 placche. Questa posizione ha fatto si che in quest'area si sviluppasse un'intensa attivita' vulcanica che, inizialmente ha cominciato a riempire il gap che si trovava tra le due americhe fino a far emergere la terra elevandola fino a 3000 metri, in alcuni punti. La situazione attuale e' un istante del iter geologico appena descritto e si traduce in una terra piena di vulcani attivi e frequenti terremoti. Il primo dei vulcani che visitiamo si chiama Arenal. Presenta la forma di un cono perfetto, e' un po' l'immagine del vulcano come la disegnano i bambini. Lo vediamo abbastanza bene, ed in questo senso siamo abbastanza fortunati, la fortuna viene a mancare quando saliamo su un taxi di notte per vedere i segni luminosi lasciati dalla lava che fuoriesce, perche' piove. In ogni modo siamo davanti ad un vulcano in eruzione e ci troviamo in un posto chiamato "La fortuna" nome forse dato per esorcizzare la paura della montagna e per darsi un po' di fiducia. Quello che forse e' il piu' bel parco del Costa Rica ed uno dei piu' belli al mondo si chiama Corcovado. Lo si apprezza pure perche' e' uno dei piu' difficili da raggiungere perche' e' collegato a San Jose con una strada piena di curve che non e' lunga piu' di 350km ma che si necessita 8/10 ore per percorrerla, dico la si apprezza per il senso di impresa che si prova alla fine del viaggio. Arriviamo al villaggio piu' prossimo al parco che gia' e' notte e domani mattina il trasporto per il parco se ne andra' alle 6. Troviamo 3 hotel pieni e cominciamo a preoccuparci, ci fermiamo in un hotel un po' piu' costoso pero' la cui qualita' sembra valere il prezzo. C'e' acqua calda (che non funziona) ed il letto e' di un altro livello, ci mettiamo a dormire fino a quando un gallo maledetto decide di cominciare a cantare, molto prima di che esca il sole. Io e Laia pensiamo seriamente in un "gallicidio" ma alla fine ci alziamo per andare al parco con poche ore di sonno accumulate. Arriviamo al parco dopo due ore di fuoristrada guidati da appassionati di Rally o meglio, arriviamo sulla spiaggia di Carate, che dista circa 1 ora di cammino dall'entrata vera del parco. Il parco si trova nella penisola di Osa e offre il suo punto di vista piu' spettacolare in corrispondenza della costa, dove l'orizzonte e' limitato da spiagge con palme sui lati e dove la fitta selva sembra un muro che limita la spiaggia. Quando vedo il Corcovado penso al mondo come doveva essere prima dell'uomo. I suoni sono delle immense onde dell'oceano e quando succede il magico momento in cui le onde non fanno rumore subito il canto degli uccelli e il grido delle scimmie ti avvisano che al di la del verde sereno delle foglie si nasconde la vita nella sue forme piu' differenti. Camminiamo nel parco quando il sole riscalda questo incredibile angolo di mondo pure se i suoi raggi non ci toccano direttamente ci scopriamo molto sudati, per l'altissima umidita'. Arriviamo ad un fiume e scopriamo che non c'e' altra possibilita' che toglierci le scarpe e attraversarlo a piedi nudi, l'acqua fredda stimola i sensi e insiste per essere bevuta, ma preferiamo finire la nostra acqua, ormai calda prima di bere acqua di fiume. Il primo animale che notiamo e' un Tolumucu e cioe' un quadrupede nero, con il becco leggermente allungato che sta annusando qualcosa abbastanza lontano da noi e di fatti sembra non curarsi molto di noi. Un ragno, il cui corpo con le zampe e' grande come il palmo della mano di un adulto ci osserva dalla sua ragnatela ben sapendo che noi non possiamo essere il suo cibo ma quasi sicuro che noi non gli faremo niente perche' alla fine non sappiamo se possa essere o meno velenoso. Quando ormai stiamo camminando da 3 ore e mezza decidiamo di tornare, notiamo un rumore di foglie alla nostra sinistra e scorgiamo qualcosa che si muove. Ci fermiamo e restiamo ad osservare. E' una scimmia "carablanca" e cioe' con il volto bianco ed e' solo la prima di molte che vediamo appropriarsi di questo albero i cui frutti sembrano essere molto appetitosi. Scattiamo le foto del caso quando ad un certo punto notiamo qualcosa di strano. Un'altra scimmia, di color granata viene da un altro albero e comincia ad esplorare l'albero delle piu' piccole scimmie dalla faccia bianca. Sembra strano che due razze differenti possano condividere lo stesso albero ed infatti, nel momento in cui altre scimmie granata si aggiungono alla prima, comincia la battaglia. Le piu' grandi scacciano le piccole, e' l'evoluzionismo che prende forma sulle nostre teste, il cielo si riempie di gridi ed i rami secchi cominciano a cedere dai rami perche' le scimmie fanno tremare la volta verde su di noi. Al ritorno scopriamo che un tranquillo ruscello che avevamo attraversato all'andata e' diventato quasi un fiume, ma dobbiamo attraversarlo. Concludiamo dopo una breve osservazione che il punto piu' facile per attraversare e' la foce, visto che e' molto ampia e quindi (pensiamo noi) poco profonda, bisogna pero' mettersi, giusto come ulteriore precauzione quando l'onda riesce verso il mare. Cominciamo ad attraversare, siamo nel mezzo, senza scarpe. Arriva un'onda, piu' grande delle precedenti ma piu' piccola di quella che segue, l'acqua ci investe fino alla vita, alziamo gli zaini per non farli bagnare... arriviamo alla disperata sull'altra sponda con i pantaloni ed un poco le maglie bagnate, ma le camere sono salve ! Il viaggio al Corcovado si conclude con le 9 ore di viaggio per ritornare a San Jose e quindi ad Heredia. L'ultimo posto dove pensiamo la cafetera si possa trovare si chiama Poas. E' un vulcano attivo, dal cono grandissimo, pieno d'acqua e si trova a circa 2700 m d'altitudine. Quando arriviamo in prossimita' del cono ci sono circa 15-20 m di visibilita', c'e' tanto freddo e vento e per di piu' piove. Insomma ci sono tutte le condizioni per restare al centro visitatori dove rimaniamo per circa 2 ore. La mezz'ora che ci resta approfittiamo per andare verso il cono dove ammiriamo una gigantesca massa bianca che praticamente non ci permette di vedere niente. Ci consoliamo guardando le gigantesche foglie chiamate "ombrello dei poveri" e guardando un colibri ed uno scoiattolo che ci fanno visita nel nostro cammino verso il visitor center. Siamo ad Heredia. Sono giorni che non sappiamo niente della cafetera, la soffiata che normalmente ha preceduto lo sconforto non arriva e non abbiamo la piu' pallida idea di dove la cafetera possa essere. E' notte. Il sogno comincia ad essere tormentato dal pensiero di non avercela fatta, dal sospetto e dalla paura che forse non rivedremo mai piu' la cafetera. La notte e' fredda nel silenzio della casa di heredia quando qualcosa prende forma nella cucina, e' una presenza immateriale che attravera il corridoio ed il salone arrivando nella nostra stanza. Come una mano copre il nostro viso, penetra attraverso il naso e bussa alla porta del sonno, e' come lo zucchero a velo che si stende sui nostri sogni e li rende dolci ma e' una sensazione troppo forte per poter dormire. Ci svegliamo per scoprire che il sole ci ha preceduto nel venire al mondo, ci alziamo, apriamo la porta, a piedi nudi sul freddo pavimento seguiamo le tracce senza materia che ci portano alla cucina ed eccola. La cafetera ci sorride da sopra la cucina ed il sapore del caffe' continua a riempire l'aria tingendo tutto dalla pentole alle pareti di una colorata euforia. L'abbiamo trovata, o meglio lei ha trovato noi. Ci racconta di averci spiato qui in Costa Rica e sentendo i nostri discorsi ha realizzato di quando grande era il nostro amore per lei ed ha capito che nemmeno il mondo intero e' cosi grande come l'affetto che due persone possono dare ad una cafetera. La famiglia e' riunita e ci organizziamo per il ritorno. Sfortunatamente il compito e' un poco arduo perche' siamo nel periodo prepasquale. L'unica combinazione che troviamo prevede 46 ore viaggio ed passa per il costa rica, panama, il venezuela, gli stati uniti, il regno unito e quindi roma, dove arriveremo il giorno 17 marzo alle ore 20.15 proveniendo da Londra, da Roma precederemo via terra verso la citta' piu'bella del mondo: Napoli (dopo aver girato il mondo lo posso dire !). La ricerca e' finita. Domani inizia una vita.

 

En Castellano

Nunca habáamos estado tan cerca de alcanzar a la Cafetera, hace muy poco que se ha ido pero nosotros no podemos coger ningún bus hasta la mañana. Nos sentimos muy bien con la familia de Maráa, Hugo, Esteban, Sofáa y Carlos, y decidimos hacer de la casa nuestro "centro de operaciones" en Costa Rica. Desde aquá iremos haciendo excursiones a distintos lugares del paás. Empezamos por los Chorros de Grecia, un rincón idálico no muy lejos de Heredia con dos cascadas espectaculares y el agua helada pero revitalizante. Es sábado, y el sitio está lleno de ticos disfrutando del dáa de sol y remojándose bajo los increábles saltos de agua. Aquá es donde fue tomada la última foto de la cafetera, pero no encontramos ni rastro de ella. Costa Rica es un paás volcánico, que emergió del ocèano a base de erupciones junto con todo Centroamèrica. Hay más de 500 volcanes, entre activos e inactivos, y nos dicen que si queremos ver una erupción el lugar donde ir es el volcán Arenal. El cono perfecto se erige sobre el pueblo de la Fortuna, y si bien disfrutamos de hermosas vistas durante el dáa, de noche el nombre del pueblo no se traduce en buena suerte para nosotros. El volcán está en erupción casi permanente desde hace años, dejando resbalar lava tranquilamente por sus laderas. De noche se supone que la vista tiene que ser espectacular, pero cuando cogemos un taxi y empezamos a subir por la carretera empieza a llover y el agua apaga el rojo de la lava, hacièndola invisible a nuestros ojos. Cuando volvemos a Heredia el dáa siguiente aún no hay noticias de la cafetera, o sea que planeamos otro viajecito, esta vez al sur, al parque nacional del Corcovado. El viaje en bus es largo y pesado, aunque con vistas impresionantes. Esta puede ser una de las razones porque el Corcovado es aún uno de los parques más espectaculares de Costa Rica: para recorrer unos 350 kilómetros hasta el pueblo más cercano tardamos más de 9 horas. Pasamos del clima templado de la meseta central al fráo de las montañas para finalmente llegar al calor de la costa del pacáfico. Llegamos a Puerto Jimènez que ya es de noche, y el todoterreno que nos tiene que llevar al parque sale a las 6 de la mañana. Solo encontramos un hotel bastante caro, me doy un golpe en la rodilla que nos hace temer por la excursión del dáa siguiente, vamos a dormir tarde y un gallo empieza su concierto cuando aún es de noche. No parece que la suerte haya mejorado mucho desde la Fortuna, pero pese a todo por la mañana estamos en pie y, aunque un poco dormidos, dispuestos a aprovechar el dáa. Despuès de una hora y media de saltos en un 4x4 conducido por un loco de los rallies llegamos a nuestro destino y sabemos que todo ha valido la pena. Ante nosotros tenemos una larguásima playa de arena, delimitada por un ocèano que lanza olas furiosas contra la costa y por la selva, desde donde algunas palmeras asoman por encima de nuestras cabezas. En ese momento oámos unos gritos en el cielo, y al alzar la cabeza vemos unos hermosos pájaros de plumaje rojo, amarillo y azul volando en pareja. Son lo que aquá llaman "lapas", guacamayos, las aves más espectaculares que nunca he visto. Los sonidos y el vuelo de muchos de ellos nos acompañan durante la hora que caminamos a lo largo de la playa, hasta que llegamos a la entrada del parque. Caminamos durante horas por un sendero en la selva, siempre con el ruido de fondo de las olas que rompen en la playa oculta por los árboles. Andamos en silencio y pronto nos vemos recompensados: vemos de lejos un tulumucu, un quadrúpedo de pelaje oscuro que está merodeando por el bosque y no parece molestarse mucho por nuestra presencia lejana. Tambièn descubrimos inmensas telarañas con sus dueñas del tamaño de una mano esperando pacientemente que algun bicho despistado tope con ellas, e incluso sorprendemos a una comiendo de su macabra despensa. Tenemos que descalzarnos para cruzar un ráo, y al cabo de poco decidimos que despuès de tres horas y media de caminar por el parque ya va siendo hora de emprender la vuelta. De repente vemos un movimiento por los árboles y aparece un mono paseándose entre las ramas. Es un capuchán de cara blanca que ha llegado buscando comida, y poco a poco el árbol se empieza a llenar con otros miembros de su grupo. Estamos con la boca abierta, casi no nos atrevemos a movernos para no asustarlos, pero pronto vemos que no nos hacen mucho caso y continúan colgándose de la cola en las posiciones más raras para llegar a las hojas que más les gustan. Al cabo de un rato aparece otro mono en un árbol cercano, más grande y de un pelaje rojizo. En el mismo momento en que comentamos que es extraño que compartan asá el territorio empieza a llegar toda la panda de los rojos. De repente se lanzan todos contra el árbol de los cara-blanca y empieza la batalla, o más bien la toma de posesión, porque los rojos dominan claramente la situación. Todos empiezan a gritar mientras unos persiguen a los otros, y las cosas no se calman hasta que el árbol ha quedado completamente en el poder de los más fuertes. Es la ley de la selva... Nos parece encontrarnos dentro de un documental de National Geographic. Nos encantantaráa quedarnos para seguir observando, pero el reloj nos dice que tenemos que continuar si no queremos quedarnos colgados en el parque. Hacemos el camino de regreso, admirando los árboles inmensos, los guacamayos enmedio de las ramas, las flores de colores brillantes... y cuando ya falta poco para salir del bosque vemos de lejos un animal que cruza el sendero por encima de un árbol caádo. Nos acercamos lentamente, y vemos un oso hormiguero que se ha quedado inmóbil esperando que su camuflaje le proteja. El camino de regreso por la playa es bajo un sol de justicia, la marea ha subido y la zona de arena se ha reducido. Cuando llegamos prácticamente al final, donde por la mañana habáamos cruzado un riachuelo sin ni siquiera quitarnos los zapatos, encontramos todo un señor ráo. Nos descalzamos y empezamos a cruzar, contentos de ver que el agua solo llega a las rodillas, hasta que viene una ola inmensa que entra en el ráo y nos moja hasta más arriba de la cintura. Salimos empapados y nos disponemos a esperar el todoterreno de regreso. Al dáa siguiente en Heredia aún no hay noticias de la Cafetera. Planeamos otra excursión, esta vez más cerca. Vamos al volcán Poás, un cono activo a unos 2700 metros de altitud que nos han dicho que es muy espectacular. Pero nuestra suerte con los volcanes no mejora, y a medida que el autobús va subiendo la niebla es cada vez más espesa. Cuando llegamos arriba no se ve absolutamente nada, y además está lloviendo. Cuando para un poco vamos a dar una vuelta de todos modos, y nos vemos recompensados con la breve visita de un colibrá, que se mueve a unas velocidades difáciles de seguir pero aún asá se deja admirar. Llegamos a la casa cansados y nos acostamos temprano, aun sin noticias de la cafetera. Al dáa siguiente nos despierta una sensación familiar que se mezcla con nuestros sueños, un olor que hace meses que no forma parte de nuestras mañanas: cafè! Corremos a la cocina y ahi está, sobre la mesa, esperándonos junto a dos tazas humeantes. Parece mentira, despuès de tanto tiempo! Nos cuenta que nos ha estado siguiendo por Costa Rica y se ha dado cuenta de cuánto nos preocupamos por ella. Ella tambièn nos echa de menos y ha decidido volver con nosotros. Despuès de celebrarlo empezamos a preocuparnos por la vuelta. No hay mucho tiempo y tenemos Semana Santa encima, o sea que la combinación de vuelos no nos resulta muy bien: el dáa 15 de marzo cogemos un vuelo San Josè-Panamá-Caracas, y pasamos la noche ahi para tomar un avión el dáa siguiente Caracas-Dallas-Londres. Despuès de todo el dáa en Londres por la tarde nos vamos a Roma, desde donde nos dirigimos a Napoli a ver la familia de Vincenzo. Suena agotador, pero estamos contentos. Ahora sá, el viaje ha terminado. Pero no todo acaba aquá, es hora de empezar un viaje completamente diferente, sin hacer tantos kilómetros ni cruzar tantas fronteras, pero igualmente emocionante.

 

English version

The cafetera is not in San Josè anymore, so we decide to go around Costa Rica and try to find her. We start at los Chorros de Grecia, where the last picture of her was taken. It's a wonderful place with two great waterfalls falling in a clear river, often full with locals spending a picnic and bathing day. She's not there anymore, and we head to one of Costa Rica's wonders, the Arenal Volcano. It's a prefect cone, next to the town of la Fortuna, a really impressive view. But it's also an erupting volcano, and normally you can see the lava sliding down during the night. But we weren't lucky, and when we took a taxi to climb the road to the looking point it started raining, and the water made the lava impossible to see. Our next target was el Corcovado, probably the best natural park in Costa Rica. It's hard to reach: we spent more than 9 hours on a bus from San Josè to Puerto Jimènez, and the next day we drove on a 4W to reach the starting point of our walk. We walked along a beautiful beach with the ocean on one side and the forest on the other. Dozens of red macaws are flying over our heads and on the trees while we keep walking until the entrance of the park. The path takes us into the forest, where we discover huge trees, big spiders waiting on their nets, a strange mamal called tulumucu, an ant eater... But what we really enjoy are the monkeys, as we happen to watch how a group of them, quite big and red haired, chased another group of smaller whitefaced ones out of the trees where they were feeding. We walk more than seven hours, and we return tired and with no news of the cafetera. After the park we try with another volcano, the Poás, active but not in eruption at this moment. The crater is suposed to be spectacular, but our bad luck with the volcanoes is still going on, and when we reach the top all we can see is the white fog. Back to Heredia we are quite disappointed, not only for the volcano, but mostly for not having news about the cafetera. We go to sleep thinking where can we go tomorrow to try to find her. But in the morning something happens: a strong and familiar smell comes into our dreams and finally makes us wake up... coffee! It's not possible! We run to the kitchen, and here she is, waiting for us. She tells us she followed us all around Costa Rica and she discovered that we really care about her, and that she misses us. She wants to go back to Europe together. We don't have much time, and Easter is coming, so the only combination we find is San Jos-Caracas-Dallas-London-Rome, a trip of 46 hours. It will be long and tiring, but we are happy. The search is over, we are going back home.