abbiamo sentito di troppi
episodi inquietanti su questa citta' di 18 milioni di abitanti e vogliamo
alzare la nostra soglia d'attenzione ad un minimo in piu' del necessario. Troviamo un hotel al centro e di gran lunga e' il piu' bello che abbiamo
trovato fino adesso nelle americhe. Siamo al museo nazionale di antropologia
dove ripercorriamo, attraverso reperti eccezionali e in grandissimo stato
di conservazione la storia millenaria di questa terra che si sviluppo'
indipendentemente fino all'incontro fatale con gli europei. Troviamo anelli
dove si faceva passare una palla che rappresentano "la porta"
del gioco della pelota. Le
fasi di gioco erano legato ai movimenti del sole e se un giocatore, per
esempio tirava la palla in direzione opposta a quella dell'astro solare
gli veniva tagliata la testa !Troviamo testimonianze dell'impero Atzeca
e Maya e tutto il secondo livello del museo e' dedicato alle culture che
attualmente abitano la nazione. E' curioso trovare tante testimonianze
di sincronismo religioso e cioe' di fusione che si e' sviluppata tra le
religioni precolombiane e la religione cristiana. E cosi' per esempio
troviamo una madonna a cui si offrono in sacrificio animali vivi ! Le
testimonianze qui presenti sono cosi' aggiornate che troviamo una foto
che ci e' di grande aiuto nella nostra ricerca. Parlo della foto ad inizio
articolo che non sappiamo come sia finita li. Fatto sta che adesso sentiamo
il bisogno di muoverci al piu' presto per vedere dove si trova questo
tempio. Per questa ragione ci muoviamo gia' dal giorno successivo in direzione
Teotihuacan per un viaggio di un giorno. Siamo in inverno e questo fa
si che un poco di crema solare ed un cappello ci proteggono dal crudo
sole messicano, ma non dalla polvere che ben presto si mischia al sudore
e si fa strada verso gli occhi. A Teotihuacan scaliamo (parzialmente)
la piramide della luna da cui abbiamo una bellissima prospettiva di tutta
la citta'. L'altra piramide, quella del sole e' alta 70 m ed ogni suo
lato misura circa 220 metri, queste misure la rendono la terza piramide
piu' grande del mondo. In questo giorno trovo i primi turisti italiani
che, notoriamente popolano il messico soprattutto durante i mesi estivi,
tanto che il lonely planet suggerisce a chi volesse andare in vacanza
in messico di comprarsi un italian frasebook ! Questa zona al sud, in
qualsiasi caso e' molto piu' turistica di quella settentrionale. Ritorniamo
a Ciudad de Mexico e ci facciamo un giro per il centro, o anche conosciuto
zocalo. Il nome si riferisce al piedistallo della statua di Carlos 4 che
fu rimossa. Il piedistallo o zocalo rimase per cui ognuno di abituo' a
questo nome. La cosa interessante e' che questa stessa definizione l'hanno
in seguito adottata tutte le citta' del messico e cosi' per esempio c'e'
lo zocalo di Oaxaca che dopo 3 giorni di capitale e' la nostra prossima
destinazione. Oaxaca (si legge ua-aca) e' famosa per la maniera in cui
vi si prepara la cioccolata. Non e' semplicemente una bella bevanda dolce
e densa da bere quando fa freddo, ma anche una salsa che accompagna, per
esempio il pollo o un qualcosa da bere mentre si mangiano cibi piccanti.
La citta' e' piu' viva che mai e tutto il dinamismo umano si sviluppa
attorno lo zocalo ed il mercato dove i colori dei tanti cibi piccanti
si fondono con il fumo della carne arrostita e l'aroma negro del cioccolato.
Altra nota gastronomica del luogo sono los chapulines e cioe' grilli che
si mangiano freddi come se fossero noccioline. Dalla citta' decidiamo
di recarci per un viaggio di un giorno a Mont Alban (che significa "montechiaro")
Questo sito e' sicuramente piu' accogliente di Tetihuacan perche' si trova
in altitudine e pochi attimi all'ombra dei tanti alberi ti ricaricano
immediatamente. Dopo aver mangiato pollo e enchilladas al cioccolato per
un paio di giorni decidiamo di procedere ulteriorimente verso sud, prossima
tappa: il chapas. In un mattino d'inverno i picchi delle montagne sgorgano
in un bianco tappeto di nubi e sul fianco di uno di questi picchi ci stiamo
arrampicando con il bus in direzione di san Cristobal de Las casas. All'arrivo
ci rendiamo subito conto del freddo pungente che sara' in poco meno di
un ora riscaldato dal sole. E' incredibile come in tan poco tempo si passi
da condizione felpa-quasigiubbino e mezzemaniche-cerco-ombra. La citta'
si guadagno gli onori delle cronache mondiali quando alcuni anni fa l'esercito
Zapatista, guidato dal comandante marcos prese possesso della citta' prima
di essere confinato dall'esercito messicano sulle colline adiacenti. Gli
zapatisti lottano per le condizioni degli indigeni della regione. E' domenica,
giorno di mercato e per questo ci rechiamo al villaggio di San Juan Chamula
dove tanti nativi scendono al paese per vendere tantissimi tipi di mercanzia
differente. Siamo fortunati perche' siamo in pieno carnevale e possiamo
apprezzare le danze e le manifestazioni religio-folcloristiche del periodo.
Ci e' vietato assoluto filmare o fotografare ed e' un peccato perche`
niente meglio che una foto puo' descrivere gli abiti multicolore indossati
dai ballerini del luogo. Visitiamo la chiesa, ufficialmente cristiana
ma dove il concetto di Cristianesimo e' tutto da discutere. Quando gli
spagnoli invasero queste terre, decisero di portarsi con se una rappresentanza
di sacerdoti cristiani i quali, mentre si domandavano se gli indigeni
avessero un anima o dovessero essere trattati come animali decidevano
che andava bene convertirli. QUindi, niente piu' dio sole, ne' de luna,
ne' dio lucertola etc. QUindi successe che i nativi apparentemente accettarono
le usanze cristiane, ma in realta' le adottarono per mascherare le loro
divinita' e tale usanza e' rimasta tuttoggi. E cosi' si vedono discendenti
dei Maya parlare in una lingua strana davanti alla statua di san giovanni
battista mentre ammazzano una gallina, usanza che trova le sue radici
nel sacrificio umano praticato anticamente. Torniamo a San Cristobal de
las casas e, in un manifesto per la strada vediamo lo stesso templio che
appare nella foto: e' palenque. Quando avevo 8 o 9 anni, la mia maestra
alle scuole elementari, Agnese Pennelli mi chiese quale libro volevo leggere
e mi presento' alcuni titoli presi dalla biblioteca della scuola. Scelsi
uno che diceva "Maya" e che aveva sulla copertina lo stesso
templio che vedo nella foto della cafetera. Mentre leggevo quello che
forse era il primo libro della mia vita desideravo tanto trovarmi un giorno
di fronte a quelle pietre. Tra quel giorno ed oggi ho chiuso un arco chiamato
desiderio. Oggi ero davanti a quello stesso tempio, a quelle stesso pietre
grigie immerse in una cornice verde e rimbombanti dei suoni della jungla.
Siamo a Palenque e l'emozione e' grandissima. Siamo a palenque, ma e'
troppo tardi, la cafetera e' andata. Abbiamo il guatemala al sud ed il
belize all'est, la cafetera decidera' di farsi trovare prima della frontiera
o dovremo ancora una volta cambiare nazione ? La ricerca continua.
Esercito
zapatista liberacion national -Museo
de Antropologia of ciudad de Mexico
En
Castellano
Vemos
Ciudad de Mèxico desde la distancia, una ciudad interminable rodeada
por su espesa nube de contaminación. Al cabo de un rato de ver
pasar desde la ventana del bus miles de casuchas hechas con cuatro maderas,
empiezan a aparecer edificios imponentes y hoteles de 5 estrellas. Desde
dentro, haciendo kilómetros en metro, uno se acaba de dar cuenta
de que se trata, efectivamente, de una ciudad masiva y llena de contrastes,
hogar de unos 18 millones de personas. El centro de la ciudad se organiza
alrededor del Zócalo, la inmensa plaza principal. Lo curioso es
que todo el mundo la llama asá porque cuando se decidió
quitar la estátua de Carlos IV que presidáa la plaza dejaron
allá la base, o zócalo. Y siguiendo el ejemplo de la capital,
muchas ciudades llaman a sus plazas mayores por el mismo nombre. La rodean
la Catedral, inmensa como todo aquá y el Palacio Nacional. Justo
al lado, las excavaciones del Templo Mayor son algunos de los restos de
la antigua capital Azteca arrasada por Cortès, a quien prefiero
no calificar en público, y parece que el punto exacto donde los
aztecas veáan el centro del universo. Para entrar un poco más
en el tema nos vamos al Museo Nacional de Antropologáa. Una joya.
El patrimonio que se guarda allá es interminable, con muestras
de todas las culturas prehispánicas de Mèxico. Tambièn
hay una muestra muy buena de la supervivencia de estas culturas en el
Mèxico actual, su lengua y sus tradiciones que continúan
manteniendo pese a todo. Allá saltamos al ver la foto de más
arriba. Sabemos que no tiene nada que ver con culturas prehispánicas,
o sea que la cogemos disimuladamente y nos vamos corriendo. Tan rápido
que no pensamos en leer en què ruinas fotografiaron la Cafetera.
Empezamos por Teotihuacán, no muy lejos de Ciudad de Mèxico.
Nos maravillamos por la inmensidad de las ruinas, la pirámide de
la Luna y, sobresaliendo por encima de todas, la del Sol (la tercera pirámide
más grande del mundo, con 70 metros de altura y más de 200
de base en cada lado). Nos perdemos por las ruinas, organizadas alrededor
de la inacabable Calzada de los Muertos, hasta que nos vence el sol, y
no podemos evitar preguntarnos què clase de horno debe ser en verano.
No encontramos ningún edificio parecido al de la foto de la Cafetera,
o sea que seguimos buscando. Nos dirigimos más al sur, a Oaxaca.
No vamos porque sea la capital del chocolate, nooo, el deber es lo primero,
y nos han informado sobre las cercanas ruinas de Monte Albán. Pero
ya que estamos aquá, no podemos irnos sin probar las especialidades
gastronómicas, como el pollo en mole negro, una salsa picantita
de chocolate, acompañado de un bol de chocolate calentito. Esta
gente come chocolate con todo y en todo momento! Tambièn probamos
unos tacos gigantes llamados "tlayudas", pero no nos acabamos
de atrevir con los "chapulines" (pequeñásimos
saltamontes fritos con chile) que nos ofrecen por todas partes. Monte
Albán es más pequeño que Teotihuacán, digamos
de unas dimensiones más posibles. Sin tener que caminar muchos
kilómetros vemos construcciones y esculturas muy interesantes,
desde pirámides al famoso "juego de pelota". Jugamos
un poco a Indiana Jones, pero no conseguimos encontrar el edificio de
la fotografáa. Un guáa nos ve por ahá comparando
la foto con cada piedra y se apiada de nosotros: nos dice que la construcción
en cuestión es el Templo de las Inscripciones, en las ruinas mayas
de Palenque. Sabemos, pues, que tenemos que dirigirnos a Chiapas. Cuando
nos acercamos a su capital cultural, San Cristóbal de las Casas,
descubrimos un paisaje maravilloso. San Cristóbal es otra ciudad
colonial, pero con un carácter muy diferente de las que hemos visto
hasta ahora. A primera vista se nota que la población indágena
es mucho más numerosa, y las calles son alegres con los transeúntes
que nunca paran y las paredes de colores brillantes. Hasta la caterdral
es completamente amarilla! San Cristóbal tambièn es la ciudad
que en 1994 fue ocupada, junto con otros pueblos, por el EZLN, el Ejèrcito
Zapatista de Liberación Nacional. El conflicto armado ya pasó,
pero la llama sigue viva, y la ciudad parece orgullosa de ello. Desde
San Cristóbal visitamos San Juan Chamula, uno de los muchos pueblecitos
del alrededor que conservan la cultura maya por encima de todo. Tenemos
suerte porque llegamos en domingo, el dáa del mercado semanal,
cuando muchos indágenas vienen a vender y a proveerse. En estas
tierras altas hace fráo, y se pueden ver muchos de los vestidos
tradicionales de la zona: los hombres con túnicas cortas de gruesa
lana blanca, y las mujeres con faldas de lana negra. Pero el colmo de
la suerte es llegar cuando empiezan las celebraciones del Carnaval, muy
importantes en el pueblo, que celebra con ellas los cinco dáas
perdidos del calendario maya. Además del movimiento habitual del
mercado, se suman la música y las danzas de los que participan
en èl, vestidos con el tradicional traje multicolor. La imagen
más chocante se produce en la iglesia, que desde fuera parece un
templo de pueblo de lo más normal. Una vez dentro, a travès
del humo de las velas y el incienso se puede ver un gran espacio despejado,
sin bancos, con el suelo cubierto de hojas de pino. Alrededor hay multitud
de imágenes de santos, pero enmedio la gente se sienta en el suelo
en grupos, encendiendo grandes cantidades de velas. No se trata de ritos
católicos, sino mayas! Cuando los indágenas se vieron forzados
a convertirse hace siglos, sólo lo hicieron en apariencia. Identificaron
los santos católicos con sus propios dioses, y continuaron adorándolos
a su manera. Rodeada por toda la familia, una mujer murmura algún
tipo de oración mientras sacrifica una gallina y la ofrece, junto
con unas botellas de cocacola y cerveza, delante de las velas. Oigo un
guáa explicar que èsta es la versión actual y más
modesta de los sacrificios humanos de los antiguos maya, que los conectaba
con los dioses, y que es comparable, en cierto modo, a la celebración
del sacrificio de Cristo en la eucaristáa. Nos quedamos impresionados
por la imagen, que se repite en pequeños grupos por toda la iglesia.
Tanto el carnaval como estos ritos son sagrados, y aunque se permite presenciarlas
a los turistas, tanto la fotografáa como la filmación son
una intrusión no permitida. Llegamos, por fin, a Palenque, y aunque
a estas alturas ya hemos visto unas cuantas ruinas nos quedamos asombrados.
Los palacios, los templos y las tumbas están rodeados de selva,
que parece estar protegiendo a todo el conjunto. Muchos de los edificios
están en muy buen estado de conservación, y permiten vagar
por pasadizos y pórticos, descubriendo relieves y tumbas. Es, sencillamente,
impresionante. El tema que nos ocupa, sin embargo, no va tan bien. No
hay rastro de la Cafetera, y volvemos a estar sin ni la más remota
idea de su paradero.
Esercito zapatista liberacion
national -Museo
de Antropologia of ciudad de Mexico
In
English
We
reach mexico city in a late afternoon and we enter with our bus the great
ring around the city that has become home for milions of people made of
this their never end-temporary home. We pay extra attention here since
we get off at the bus station as we've heard too many bad things about
this place, we reach the hotel where we spend this first night in the
capital of mexico, together with 18 milions of people. We spend our first
turistic day at the museo of antropologia where we discover great witness
of the precolombian world in a great conservation. On the second floor
there are objects of the present time such like pictures, everyday stuff
used by the tribs that nowdays live here. It's here that we find a picture
so familiar to us that's the one sees at the beginning of the article.
We grab it and we leave the museum. Our next destination is atemple somewhere
here in mexico. The first one we try is Teotihuacan, where we spend a
full day covered by the dust of the place and the sun while we discover
for the fist time in this trip the precolombian world . Our place in mexico
city is very close to the centre, that's known as zocalo. It's the word
for the basement of a stuatue, and in fact an empty basement was kept
here for a long while after that the carlos 4 statue was removed. What's
cool is that all the centers of the square mexico wide as been known as
zocalo. Today we're in the zocalo of Oaxaca. This city is famous, amongst
other things becouse here they cook chocolate with other foods like chitchen
! or they drink it with spicy foods. From here we go to Mont Alban (that
means white mountain). These ruins are on the top of a mountain and this
makes the place definitely more touristic friendly as it's not very hot
and there are some threes where you can find some fresh. After we have
one more chitchen with chocolate we move to our next step: the Chapas.
We arrive here in a cold morning and we're afraid we've reached the second
alpine style city in mexico, after creel, but we're wrong becouse just
one hour of mexican sun is enough to make one needs a shadow. It's sunday
and that's why we go to the small village of San Juan Chamula where a
lot of natives come from the hills to sell many different kind of stuff.
We're lucky because it's carnival time and we live it from inside a culture
so different from ours. We visit the local church and we discover something
that's supposed to be christian but where the ancient maya religion has
token the christian shapes to survive from the spanish conquesters. When
I was 8 or 9 I read a book about the maya and then the central america
was as far as the moon then now that I'm here it's like a dream, especially
what we're visiting today, that's palenque. An ancient maya place hidden
in the deep green jungle. It's here where the picture of the cafetera
was token, but, as well it's too late now. What we've in front now is
the supertouristic cancun and the two borders of belize and guatemala,
where is the cafetera going ? we got to discover...
Esercito zapatista liberacion
national -Museo
de Antropologia of ciudad de Mexico |