Que mas se puede desear? Que este un poco mas
cerca de Europa, supongo... Paseamos por el gran jardin botanico, un
oasis de paz y tranquilidad. Cuando alzas los ojos y ves los rascacielos
en la distancia parece que no vaya una cosa con la otra. Encontramos
ibis y cacatuas paseandose tranquilamente por el parque, y zorros voladores
colgados de los De
alli se ve una gran vista del famoso puerto de la ciudad, con el puente
y la Opera House. Tambien asistimos a un espectaculo sorprendente. En
una tienda de arte aborigen y souvenirs hacen un espectaculo de didgeridoo,
el instrumento aborigen mas conocido mundialmente. Esperabamos una turistada,
pero nos quedamos realmente sorprendidos. Estabamos habituados a un sonido
bastante monotono, pero el chico mezcla un monton de efectos e interpretaciones
de animales que convierten el espectaculo en algo increible. Nos explica
la tecnica, nos cuenta que asi es como se interpreta en las ceremonias,
y que la palabra didgeridoo no es aborigen, sino gaelica, y que correctamente
deberiamos llamarlo yidaki. Nos dirigimos a Stanley Street, donde hay
una gran concentracion de restaurantes italianos. Gennaro, el duenho de
uno de ellos, nos dice que no pudo darle empleo a la cafetera porque no
tenia el permiso de trabajo, pero que se hicieron amigos y le hizo un
tour por la ciudad. El mismo nos ensenha la foto de mas arriba, y nos
dice que le aconsejo a la cafetera de probar suerte en Nueva Zelanda,
donde las leyes no son tan estrictas. Dejamos, pues, Australia. Lo unico
que nos queda por hacer esta manhana, antes de ir al internet y mas tarde
al aeropuerto, es lavar la ropa. Hay lavadora y secadora en el hostel,
o sea que aprovechamos y le metemos practicamente todo. Y la lavadora
se rompe! Tenemos toda la ropa a medio lavar y solo tres horas antes de
tener que dejar la habitacion. Corremos a buscar una lavanderia, y hacemos
el check out justito justito. Y ahi vamos, a la tierra de los kiwis...
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href="http://aboriginalart.com.au/didgeridoo/" target=_blank>DIDGERIDOO
</a>
Versione
italiana
Eccoci
a Sidney. Il viaggio durato tutta la notte e' andato abbastanza bene.
Ovviamente non pensiamo nemmeno di riposarci, abbiamo la capitale morale
dell'australia da visitare e c'e' solo il tempo per una doccia. Ci dirigiamo
a Stanley st, la strada degli italiani a Sidney. Con tutta probabilita'
la cafetera e' qui, o almeno da qui e' passata. Parliamo con Gennaro,
pizzaiolo napoletano-australiano ci dice da notizie interessanti sulla
cafetera, la quale, aveva trovato un impiego presso il suo stesso ristorante.
Purtroppo si e' scoperto che non aveva il visto per lavorare e quindi
e' stata cacciata. Le e' stato consigliato di recarsi in Nuova Zelanda,
che ha particolari accordi internazionali con l'italia per quello che
riguarda il lavoro. Per cui compriamo i biglietti per il primo aereo per
la terra dei Kiwi (che e' tra 2 giorni) e nel frattempo ci godiamo Sidney.
La citta' e' pulita, ordinata e silenziosa, per quanto lo possa essere
una metropoli. Situazioni simili in europa le troviamo al nord europa,
in posti dove solitamente fa molto freddo, qui in cambio ci sono 30 e
piu' gradi. Arriviamo camminando al giardino botanico, nostra meta per
ben due giorni. A spingerci a vedere le tante piante non e' tanta la nostra
passione per la botanica ma la voglia di vedere tutta una serie di animale
che hanno scelto il centro di Sidney per vivere. Si tratta di Cacatua,
di Flying Foxes e cioe' pipistrelli giganti che pendono dagli albero tutto
il giorno e aspettano la notte per andarsi a nutrire di frutta e ragni
di dimensioni decisamente fuori dal ordinario europeo. Di grande effetto
l'opera, bianca, risplendente sotto il sole australe e ben chiusa visivamente
tra il ponte ed il mare. La citta' e' molto bella, ci sono tanti grattacieli
che riflettono il cielo azzurro ma quello che effettivamente si sente
che manca e' la storia. C'e' la chiesa di Santa Maria, in stile gotico
che ha pochissimo anni e se da un lato affascina, perche' puo' far pensare
ad una chiesa in europa poco dopo che era stata costruita, dall'altro
sembra essere molto vuota, senza storia. Manca quell'odore, quella luce
e quel buio tipico di un luogo sacro dove la storia e' entrata e si e'
fatta il segno della croce, prima eventualmente di riuscire. L'unica cosa
"storica" che abbiamo avuto il piacere di vedere e'stato un
mini concerto di Digouridoo. La persona che suona questo strumento che
si proclama un misto di sangue inglese, indigeno e italiano ci spiega
un po' di cose come per esempio che il vero nome dello strumento, forse
il piu' antico del mondo e' Yidaki.
<a
href="http://aboriginalart.com.au/didgeridoo/" target=_blank>DIDGERIDOO
</a>
English
Version
After
2600 km we reach Sidney. It's a great city, it has everything, it's a
pity that it's so far from Europe... We enjoy the enormous botanic garden,
a peace oasis in the middle of the city, and we find ibis and more flying
foxes. We start to look at those strange animals as if they were the most
common thing to find in a city. There are great views of the famous Sidney
Harvour, with its big bridge and the Opera House. We are surprised by
a great show, in an aboriginal art shop. There's a guy playing the didgeridoo
as I never heard it before, mixing with the monotonous blowing different
animal sounds, as well as words and phrases. He tells us that it's the
way that it's played in the ceremonies, the technic to use it, and that
"didgeridoo" it's not an aboriginal word, but irish, meaning
something like "black man blowing in a horn"! One of the multiple
ways to name it in the aboriginal languages, and the most extended, is
"yidaki". In Stanley Street, where there are a lot of italian
restaurants, we meet Gennaro. He is the owner of one of them, and tells
us that he couldn't employ the Cafetera because she didn't have the work
permit. He showed her the city and tood the picture above, and recommend
her to go to New Zealand, where the laws are more flexible. Today we are
leaving Australia and going to Christchurch, New Zealand, where we expect
to have better news.
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